Strategie per sopravvivere in sella alla moto

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Adattati o perisci. Come per i nostri antenati.

Anche se può sembrare esagerato, da motociclisti in strada, dobbiamo riconoscere che il nostro habitat sta cambiando e dobbiamo saper cambiare con lui.

Di cosa vogliamo parlare in questo articolo? Dopo gli ultimi incidenti stradali che hanno visto coinvolti motociclisti di tutti i tipi ed età, abbiamo cambiato il nostro modo di porci in strada. Oppure no?

Torniamo un’attimo indietro e cerchiamo di capire: falso allarme o realtà? ACI ci conferma, attraverso il suo recente articolo “Incidenti, strage continua“, che l’aumento degli incidenti e nello specifico quelli mortali c’è stato e non siamo ancora arrivati alla fine della stagione motociclistica.
Questo ci porta a due possibili strade: sono aumentati i motociclisti oppure sono aumentate le distrazioni, o più semplicemente una combinazione letale delle due.

Repubblica conferma l’aumento di motociclisti in strada, mentre i recenti incidenti mortali su tutta la penisola sono la conferma del secondo punto.

Se non l’hai già letto, dai un’occhiata alle Dotazioni obbligatorie per chi viaggia in moto all’estero, poi procedi alla lettura di questo articolo.

Sensi di ragno

Possiamo essere attenti a tutto ma non sempre tutto può essere attento a noi. È quello che è successo in provincia di Nuoro. Un motociclista si è visto sbarrare la strada da un’auto che si è immessa senza averlo notato. Dopo lo sconto contro la fiancata, il biker è morto.

È possibile che lo scontro fosse inevitabile, anche procedendo a passo d’uomo la moto poteva essere colpita dall’auto, procedendo a norma di codice, rallentando vicino all’incrocio e lanciando un’occhiata alle corsie di immissione. Scansionando l’area come un automa, prevedendo ogni singola mossa e applicando le dovute contro misure.

Questo non è possibile, non siamo automi e vogliamo goderci il tragitto in moto senza che diventi un lavoro a carico dei nervi, insostenibile. Diventa però possibile evitare l’automobilista distratto di turno con alcuni piccoli accorgimenti.

Abbiamo pensato di raccoglie i più salienti e di presentarveli sotto forma di libretto d’uso, da rileggere ogni volta che qualcosa, qualcuno o noi oltrepassiamo il limite.

Scegli la posizione giusta

Come in ogni rapporto umano che si rispetti si rende necessario prendere posizione, anche in strada vale la stessa regola, perché farsi trasportare dagli altri non sempre giova alle sorti di entrambi.

Nell’ultimo periodo anche noi di Motosicura ci siamo resi più consapevoli di quello che è possibile fare per difenderci dal guidatore distratto di turno.

Lo vedi da come guida, al primo colpo: ondeggia all’interno della corsia, guida verso il centro della carreggiata, invade la corsia opposta in entrata o uscita di curva, mano alzata con telefono all’orecchio, continue toccate al freno, perché la sua distrazione lo porta ad avvicinarsi troppo al posteriore del veicolo che lo precede, il tutto mettendo in pericolo te, chi lo precede e ad eventuali utenti proveniente dalla corsia opposta!

Un disastro. Il rimedio più semplice è quello (se si sta procedendo alla stessa velocità) di accostare qualche minuto e ripartire, vi toglierete di torno un problema e quella manciata di minuti vi potrà anche tornare utile per leggere i messaggi sul vostro cellulare o cambiare la playlist dal lettore multimediale.

Il sorpasso non è sempre consigliato: vi potreste mettere nelle condizioni di avere un automobilista distratto sulla vostra destra mentre aumentate la velocità e nella corsia opposta, oppure di ritrovarvelo dietro: “ecco che gli arriva un whatsapp dall’amico, deve leggerlo” e intanto, distratto dal suo display retina, vi tampona “Tutto bene! Solo qualche costola rotta e il bacino spezzato, vada pure!”.

Inseguimento sbagliato

Vi è mai successo che qualcuno contestasse un vostro modo di pilotare? Avete mai scatenato le ire dell’eroe del codice della strada di turno? Oppure ogni tanto vi sentite voi i paladini della legge? Se non vi è mai successo sappiate che sono cose che accadono.

Come a Torino, più precisamente in Val di Susa, dove un’uomo alla guida di un furgoncino ha investito due ragazzi in moto, dopo un’inseguimento durato chilometri e uccidendo la ragazza sul colpo, tutto questo per un’ipotesi di mancata precedenza (Articolo su il Corriere della Sera).

Che l’atteggiamento dell’uomo sia stato incredibilmente fuori di testa non lo nega nessuno. Ma siamo sicuri che anche il ragazzo in sella alla moto sia perdonabile?

Se il biker avesse chiuso un’occhio per la mancata precedenza del futuro killer sarebbe andata diversamente, ognuno per la sua strada, lo sfogo alcoolico del guidatore sarebbe finito in altra maniera e a quest’ora chissà quante volte si sarebbero potuti rivedere insieme i due biker.

Il nostro articolo si basa sulla sopravvivenza, cerchiamo di non innescare meccanismi dei quali possiamo pentircene successivamente.

Fratelli motociclisti

Distratti, spericolati e altrettanto pericolosi. Gli altri motociclisti lo sono, sono esseri umani e commettono sbagli.

Ne è la prova un letale scontro fra due moto accaduto presso Serramazzoni, dove perde la vita proprio colui che ha causato l’incidente.
L’inevitabile situazione di vedersi piombare sotto la propria moto un’altro motociclista accade più spesso di quanto si creda, a pagarne le conseguenze sono tutti, anche i più attenti.

Questo approfondimento va rivolto a chi preferisce le tortuose curve stradali alle più sicure piste o circuiti (adibite ad un’uso sportivo) disponibili su tutto il nostro territorio.
Siete sicuri che valga la pena rischiare la propria moto o la propria vita lungo le strade disseminate di buche e insidie nascoste?

Inutile girarci attorno, se cerchi il ginocchio a terra, la tua sopravvivenza ti deve portare in pista, ti accorgerai di perdere meno tempo rinchiuso nel traffico, tra assicurazioni da pagare e multe inaspettate, inoltre potrai conoscere tanti altri bikers pronti a dare gas, proprio come te.

Zigzag tra le buche

Se non vi è mai capitato di infilare i cerchioni in una buca ed esclamare qualcosa di indecifrabile sotto il casco, allora non vivete in Italia!

Mentre invece se vivete in Italia avrete probabilmente delle sospensioni da revisionare ben prima dei 30.000km usuali.
Trovare il giusto comfort di guida e destreggiarsi tra buche, avvallamenti, banchine crepate e ghiaia in curva è quello che distingue un motociclista qualunque da un survivalista autentico e medaglia d’oro nel salto della pezza da bitume.

Il corretto modo per sopravvivere in strade dissestate è stringere bene le proprie chiappe e calare la manetta del gas. Evitate di frenare all’interno di buche o sopra gli avvallamenti, è meglio prepararsi prima frenando anticipatamente e guidare sempre rispettando i limiti stradali.

Quando tutto questo non è possibile o siete colti alla sprovvista è meglio non farsi prendere dal panico, sangue freddo!
Sollevate le dita dal freno, dalla frizione e allentate il gas. Ora concentratevi sul mantenere bilanciata la moto, allentate la presa dal serbatoio con le gambe ma piedi ben saldi sulle pedane, braccia rilassate ed evitate di afferrare con tutta la vostra forza quelle povere manopole.

Lasciate che le gambe fungano da ammortizzatore (un po’ come accade nella guida in fuoristrada) ed evitate di strattonare il manubrio. Vi ritroverete fuori pericolo e pronti a riprendere la guida normale.

Guidare controllando lo stato dell’asfalto che vi precede o come se fosse la vostra ultima gara in Dakar NON è l’unico rimedio che abbiamo contro questo letale nemico: la scarsa manutenzione delle strade.

In nostro soccorso abbiamo un nuovo mezzo, telematico e al passo con i tempi.
Le Strade più Belle e ANAS si sono uniti per creare una straordinaria APP dedicata alla segnalazione, controllo e verifica delle condizioni stradali in punti segnalati dagli utenti.

Conclusioni

Sopravvivere in moto è un’arte che si impara con il tempo, la pazienza e l’esperienza diretta.
Abbiamo visto come evitare di finire in situazioni spiacevoli o calmarsi prima di scatenare situazioni irrimediabili sia molto utile a questo scopo.

E la vostra esperienza qual’è? Condividetela nei commenti.

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